Pellicola VS Digitale


Negli ultimi anni, si e’ affermata la rivoluzione digitale. Tutto cio’ che conoscevamo si sta trasformando in forma digitale. Tv, musica, telefonia, cinema…..e la fotografia purtroppo o per fortuna segue lo stesso destino.

Analizziamo anzitutto cosa vuol dire la parola digitale: Essa deriva dall’inglese DIGIT che vuol dire cifra, numero, valore numerico.

Un determinato insieme di informazioni viene rappresentato in forma digitale, come sequenza di numeri presi da un insieme di valori discreti, ovvero appartenenti ad uno stesso insieme ben definito e circoscritto.

Digitale e’ sinonimo di numerico e si contrappone per sua stessa natura a cio’ che e’ analogico, che non e’ rappresentabile entro un insieme finito di elementi.

In questo articolo cerchero’ di fare un po’ di chiarezza, senza voler convincere nessuno ad usare un mezzo o un altro; magari svelando qualche verita’ celata un po’ dalle grande aziende costruttrici che hanno tutto l’interesse a spingerci all’acquisto di nuovi apparecchi, un po’ dai mass media, un po’ dalla pigrizia di chi accetta verita’ dall’alto, senza un approccio critico. Ognuno ha la sua testa, la sua sensibilita’ alle cose della vita, e quindi puo’ scegliere autonomamente.

Tanti anni fa ho iniziato a scattare in pellicola, e piu’ precisamente in diapositiva, e ho vissuto in pieno la nascita della fotografia digitale che dapprima ha incuriosito, poi spaventato e poi diviso il mondo della fotografia sia professionale che amatoriale, tra detrattori e sostenitori del sensore digitale. Non c’era momento che tra appassionati o professionisti navigati non si parlasse e si discutesse animatamente su cosa fosse meglio; se restare alla pellicola o passare al digitale. Alcuni sono stati immediatamente ammaliati dalla nuova tecnologia che prometteva miracoli, altri si sono mossi con circospezione (come il sottoscritto), ed altri ancora hanno venduto interi corredi da decine di milioni di lire per comperare le prime acerbe macchine digitali.

Al di la dei primissimi sensori fotografici sperimentati negli anni 70, le prime macchine decenti in commercio che usavano un sensore e non una pellicola per registrare la luce apparvero agli inizi degli anni 2000.(Nikon D1, Canon 1 D, Kodak Dcs Pro…ecc…) Da allora sono stati fatti, in effetti, enormi passi in avanti nella qualita’ finale d’immagine e nella praticita’ d’uso, ma i concetti che differenziano la fotografia analogica da quella digitale sono rimasti invariati.

Il mio punto di vista, per l’importanza che puo’ avere, e’ che ognuna delle tecnologie offre qualche cosa che l’altra non da. Quindi andrebbe rifiutata l’idea che molti vogliono mettere in giro che “Digitale e’ meglio” e vince su tutti gli aspetti, poiche’ cio’ non risponde a realta’.

Cio’ che balza agli occhi nel fare fotografia con un apparecchio digitale, e’ la praticita’. In effetti il fatto di poter vedere immediatamente una anteprima dell’immagine scattata, offre notevoli vantaggi. C’e’ poi da non sottovalutare l’enorme comodita’ di poter cambiare sensibilita’ ad ogni scatto, cosa impossibile con un rullo di pellicola. Le schede di memoria inoltre, possono registrare un numero altissimo di immagini che possiamo poi vedere sul televisore di casa, oppure sul nostro Pc. Tutto cio’ e’ verissimo ed ha ammaliato il mondo (soprattutto l’Italia) e ha relegato alla pellicola un ruolo che poco le si addice , a mio giudizio; quello cioe’ di fotografia per vecchi nostalgici che non accettano il progresso. Ma siamo davvero sicuri che le cose stiano proprio cosi’?

Spero che un punto di vista nuovo e contro corrente, laddove motivato, possa far riflettere piu’ di qualcuno.

Come esposto ad inizio articolo nei concetti Analogico/Digitale, il digitale benche’ comodissimo (tranne che nella fase lunghissima di post produzione al pc) Offre si un dettaglio maggiore rispetto ad una pellicola di pari sensibilita’, ma pecca fortemente nella restituzione dei colori e delle sfumature di luminanza, in quanto sintetizza l’immagine ripresa dal sensore (che ricordiamo e’ un elemento analogico) in un insieme finito di numeri. Esperimenti fatti pochi anni fa per confrontare le 2 tecnologie, hanno dimostrato che non e’ possibile addivenire a delle cifre per quanto riguarda le sfumature di colore e di luce che offre una pellicola, poiche’ esse sono infinite. Questo si riflette su una armoniosita’, e su una sensazione di realta’ della stampa finale (sempreche’ eseguita a regola d’arte) assolutamente inarrivabile dal digitale. Un altro punto a favore della pellicola e’ la divisione dei piani; in effetti essa e’ composta da 3 strati di gelatina sovrapposti, sensibili ognuno ad un colore fondamentale (RGB); cio’ fa si che non tutti i colori si compongano sullo stesso piano (come nel digitale), e di conseguenza l’impatto finale sara’ molto piu’ simile ad un esperienza reale che non come in una immagine scaturita da un sensore.

Cio’ che e’ stato detto fin qui’, vale come concetto generale, ma sia chiaro che e’ tanto piu’ vero tanto piu’ si usa pellicola di grosse dimensioni. Partendo dal classico 35 mm (il rullino che tutti abbiamo usato nella vita), si puo’ salire al formato 120 (detto anche medio formato o 6×6 ), che gia’ si stacca nettamente come qualita’ finale, sia per definizione, sia per staccamento dei piani, sia per grandezza dell’eventuale grana.

Negli ultimi 3 anni ho scattato molto in medio formato, e son

o rimasto entusiasta per la resa cromatica e di sfumature di luce restituite. Chi ha voglia di spendere denaro e molto tempo potrebbe addirittura avvicinarsi al grande formato (10×12) con cui ancora oggi si conducono molte campagne pubblicitarie affisse sui cartelloni 3×6 metri, ma effettivamente i costi di esercizio sono davvero onerosi.

Un altro aspetto non tecnico, ma di puro approccio filosofico degli apparecchi a pellicola, e’ il “vantaggio” formativo di non poter vedere immediatamente lo scatto effettuato. Questo fa si che chi scatta sia costretto ad usare maggiormente la testa, sia per cio’ che riguarda i tempi e i diaframmi, sia per cio’ che concerne l’uso dell’immaginazione e della previsualizzazione. Prova di cio’ e’ il fatto che le maggiori scuole a livello nazionale ed internazionale facciano fare largo uso di pellicole ai loro allievi. In effetti la fotografia nasce nella testa e nel cuore, e spingere il pulsante ne e’ solo la sua conclusione, e non l’inizio come si e’ portati a pensare.

A chi ,semplicisticamente, indica come vecchio e obsoleto l’uso della tecnica argentea chiedo:”come mai nell’era dei forni elettrici e a microonde cerchiamo ancora la pizza cotta col forno a legna?”

In definitiva, per chiudere questo mio primo articolo, vorrei dare solo un messaggio di apertura:

non bisogna demonizzare o idolatrare un mezzo piuttosto che un altro; trovo conveniente scattare sia in digitale che in pellicola. La prima in situazioni rischiose o irripetibili per mettere al sicuro il lavoro; la seconda in ambiti piu’ rilassati ed intimistici, dove si puo’ pensare con calma e dedicarsi alla massima qualita’ di pensiero e di risultato finale.

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